Top News - Come ci comportiamo davanti al rischio?

Come ci comportiamo davanti alla paura? Corriamo verso il pericolo oppure scappiamo? Sebbene la consapevolezza di come noi e gli altri reagiamo davanti alle situazioni estreme possa sembrare avulsa dal mondo degli investimenti, questo aspetto potrebbe avere grande attinenza nel differenziare i grandi investitori da tutti gli altri. 

In genere gli essere umani temono maggiormente ciò che non possono controllare. Ad esempio, esistono maggiori probabilità statistiche di morire in un incidente stradale in Australia che in un incidente aereo in qualsiasi parte del mondo. Risulta assai improbabile, tuttavia, che quando si ingrana la prima si provi la stessa apprensione del momento di un decollo.

Analogamente, temiamo di perdere il nostro denaro in un crollo incontrollato del mercato, sebbene si tratti di un’eventualità decisamente meno probabile rispetto a una perdita a seguito di decisioni inadeguate o semplicemente per inerzia.

Prima di effettuare un investimento chiunque dovrebbe considerare a quale tipologia di investitore appartiene, come affronta le proprie emozioni e qual è la propria propensione al rischio. L’approccio tradizionale in questo senso consiste spesso nella somministrazione di un questionario a crocette che pone domande poco incisive come “si è disposti ad assumere un rischio leggermente maggiore a fronte della possibilità di un rendimento leggermente maggiore?”

Ciò che un semplice questionario di questo tipo non riesce a cogliere è il fattore umano. Nel prendere decisioni d'investimento, tutti noi tendiamo a cambiare idea, a essere incoerenti e a reagire più alle emozioni che all’analisi razionale.

Gli investitori meno esperti devono comprendere che esistono diversi tipi di rischio e che non tutti sono negativi. Nell’immaginario di molti, il rischio è ormai associato agli incauti comportamenti visti al cinema in “Margin Call” o “The Wolf of Wall Street”. Tendiamo a pensare che i gravi disastri come la crisi finanziaria siano più probabili delle graduali catastrofi ordinarie, come l’erosione del valore dei nostri investimenti nel corso del tempo da parte dell’inflazione. In realtà è esattamente l’opposto.

Gli investitori inesperti o timorosi dovrebbero superare questa avversione al rischio ed essere disposti ad assumere i rischi che sono in grado di controllare. Dovrebbero comprendere che la cautela eccessiva nelle proprie scelte d’investimento rappresenta di per sé un rischio e che potrebbe comportare il mancato raggiungimento degli obiettivi finanziari. La scelta di investimenti ritenuti maggiormente dinamici, in realtà, potrebbe costituire una decisione più sicura rispetto al deposito di denaro in banca.

A complicare ulteriormente la situazione, gli esseri umani non mostrano coerenza nella loro incoerenza. Si tratta di un elemento che può rendere quasi impossibile il tentativo di incasellare gli investitori nelle nette categorie ad alto, medio e basso rischio. La maggior parte degli individui si identificherebbe immediatamente in una delle due tipologie di persone che vedono il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Esiste tuttavia uno studio da prendere in considerazione. A un gruppo di persone viene mostrato un bicchiere vuoto che viene poi riempito a metà: la maggioranza descrive il bicchiere come pieno per metà. A un altro gruppo casuale di persone viene mostrato un bicchiere pieno, che viene poi svuotato per metà: la maggior parte di queste persone descrive il bicchiere come mezzo vuoto.

Il modo in cui viene formulata una domanda e il contesto in cui viene posta chiaramente influenzano la nostra percezione della domanda e di conseguenza la nostra risposta. Un investitore alle prese con il suo primo questionario di profilazione potrebbe sentirsi in apprensione e pertanto essere più cauto, o magari più audace del solito. Si tratta di un fattore che potrebbe influire sulle risposte date nel questionario di profilazione del rischio.

Lo stesso istinto che migliaia di anni fa faceva fuggire i primi esseri umani davanti a una tigre dai denti a sciabola oggi fa venire i sudori freddi agli investitori professionali. Cos’altro può spiegare la reazione istantanea del mercato non appena una società pubblica risultati deludenti o gira una voce negativa? Com’è possibile che investitori professionali adeguatamente formati ed esperti all’improvviso si lascino prendere dal panico vendendo un investimento oggetto di un’attenta ricerca in cui fino a poco prima nutrivano implicitamente fiducia?

Dal momento che chiaramente è impossibile cancellare migliaia di anni di evoluzione, è opportuno comprendere il potere di questi istinti e tenerne conto nei momenti cruciali in cui si prendono le decisioni.

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